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Scheda
: 01.01.1981
: 04.12.2004

EL CARBUNAR

I carbonai prima della seconda guerra mondiale a Fano erano parecchi; passavano a giorni alterni, per solito, nelle vie abitualmente frequentate. Il carbonaio aveva nero il viso, nere le mani, nero il vestito.

Si annunciava con il suono di una trombetta sempre alla solita ora, oppure vociava: "carbone a cannelli, donne!!" (il carbone a cannelli era della migliore qualità che si otteneva da piante di piccolo fusto e di legno duro). Spingeva una carretta, con sponde alte, colma di carbone di legna; a volte ne portava sopra quello sfuso un sacco intero, per soddisfare le richieste straordinarie della clientela.

Le massaie, con il secchio o il sacchetto in mano, uscivano sulla strada a fare acquisto di qualche chilo di carbone, che veniva pesato su una bilancia o stadera sgangherata come la carretta; se durante la pesatura non si sollevava nemmeno un po' di polvere la cliente accusava il carbonaio di avere spruzzato troppa acqua sul carbone per aumentarne il peso: altre discussioni succedevano quando si rinvenivano fra il carbone pezzi di terra o sassi.

C'era anche il carbonaio straordinario che passava per le vie principali una volta al mese e veniva direttamente dalla montagna con il carro a quattro ruote; vendeva il carbone a sacchi interi e fascine di legna per il camino. Acquistare il carbone a sacchi era più conveniente per il buon prezzo, il giusto peso, la qualità.

La qualità del carbone era data. come già accennato, dalla legna usata e dal modo di farla ardere nella carbonaia.

L'invenzione e l'entrata nell'uso comune del fornello e del gas liquido hanno segnato la fine quasi completa della produzione e dell'uso del carbone di legna. Una rivoluzione all'interno della casa: la fine di un'epoca della quale va perdendosi anche il ricordo nelle nuove generazioni.

Tratto da "La vecchia Fano", 1981










Carbonaio Pompeo Amadori, Fano
Cuva Sebastiano

Carbonaio Giuseppe Barattini (1905-1967) nel 1947 in piazza XX Settembre a Fano
Maggioli Sergio